PARLIAMO DI STALKING...

 

Il termine stalking
deriva dal linguaggio della caccia e può essere quindi tradotto in italiano con “fare la posta”; è proprio questo comportamento tipico della caccia a far sì che la vittima si senta braccata, messa all’angolo, violata. Lo stalker, attraverso comportamenti insistenti e persistenti, caratterizzati da pedinamenti, molestie, comportamenti ossessivi e paranoici, cerca in tutti i modi di stabilire o ristabilire una relazione con la vittima. Oltre all’ossessività delle molestie, perché si possa parlare di stalking è necessario che la vittima provi, come conseguenza di tali azioni, una forte angoscia e terrore tale da sentirsi in pericolo e privato/a della propria libertà. È possibile affermare che lo stalking è un fenomeno che colpisce soprattutto le donne e che va al di là della classe sociale di appartenenza. Le statistiche nazionali ci informano che è un problema sociale in crescita, ma avvertono anche che bisogna analizzare bene il significato di questo aumento; alla luce del fatto che oggi la vittima ha più coraggio di prima a denunciare la violenza subita ed è più disponibile al sostegno risulta necessario che si sviluppino programmi di prevenzione e di informazione che non permettano di sottovalutare il problema. Infatti nel 2007 è stata pubblicata la prima indagine nazionale sulla violenza e i maltrattamenti contro le donne realizzata dall'Istat, su commissione del Ministero dei Diritti e delle Pari Opportunità. Da questa indagine è emerso che in Italia 2 milioni 77 mila donne hanno subito comportamenti di stalking, il 18,8% del totale. Questo dato inquietante sembra rompere un silenzio di sofferenza per denunciare un realtà che esiste e che ci appartiene, malgrado ancora non venga riconosciuta pienamente come fattispecie di reato.


Essere vittima di stalking vuol dire subire una violenza e questo nel nostro Paese non è stato sempre così scontato. La consapevolezza individuale e sociale nel definire lo stalking una violenza è una conquista recente, ma ancora c’è tanta strada da fare, a partire proprio da quel riconoscimento giuridico che si è da poco delineato.
I comportamenti di stalking hanno assunto una rilevanza penale solo di recente ed è stato il rapido cambiamento sociale che ha messo in evidenza tale fenomeno. Qualche anno fa l’adozione di condotte coercitive per riallacciare una relazione matrimoniale interrotta sarebbero state socialmente accettate, se non addirittura incoraggiate.
Nello stalking possono rientrare altre “categorie” di violenza come: fisica, sessuale, economica. Certamente la violenza psicologica è trasversale a tutti i tipi di violenza.
Ma proviamo ad immaginare cosa significa concretamente essere una vittima di stalking…
…ricevere telefonate sgradite…appostamenti sotto casa e/o il lavoro…essere pedinate per strada…ricevere posta, sms, e-mail sgradite…essere svalutata…essere minacciata…essere diffamata…subire danneggiamenti alle proprietà…essere spiata in ogni movimento…essere insultata davanti ad altre persone…essere molestata…essere picchiata…essere violentata…aver paura di uscire, di parlarne a qualcuno, di mantenere relazioni sociali…sentirsi in colpa, senza via d’uscita, braccata…aver paura di vivere…
Questa lista potrebbe continuare all’infinito e di certo non basterebbe a capire fino in fondo questa violenza. È evidente che definire precisamente il fenomeno dello stalking è difficile perché siamo di fronte a comportamenti che privano completamente la persona della sua libertà individuale, della sua libertà di scelta, del suo agire, dei suoi diritti e perciò non c’è una regola, non c’è una procedura, non c’è un meccanismo prestabilito. In altre parole siamo tutti diversi l’uno dall’altro, ogni essere umano ha la propria individualità ed è impossibile pensare che ogni caso di stalking sia uguale all’altro.
Tra tante incertezze, vi è una certezza che ormai non stupisce più: la maggioranza delle vittime di stalking sono donne, a volte sono sole, ma tante altre hanno figli. Per queste ultime la violenza è una doppia violenza, o meglio i comportamenti di stalking hanno due poli di attenzione: se stesse e i loro figli. Per queste donne le ansie, le angosce e le paure sono ancor più devastanti davanti ad ogni minaccia, ad ogni contatto dello stalker rivolto al bambino. I bambini sono altrettanto vittime e testimoni di violenza e per questo non vanno dimenticati, ma vanno tutelati ed aiutati nel loro percorso di vita.

 
QUEI NUMERI CHE PARLANO…
Secondo l’Indagine Multiscopo sulla sicurezza delle donne condotta dall’Istituto Nazionale di Statistica (1) (svolta dal gennaio all’ottobre 2006):
in Italia 2 milioni 77 mila donne hanno subito comportamenti persecutori (stalking), che le hanno particolarmente spaventate, dai partner al momento della separazione o dopo che si erano lasciate, il 18,8% del totale. Tra le donne che hanno subito stalking, in particolare il 68,5% dei partner ha cercato insistentemente di parlare con la donna contro la sua volontà, il 61,8% ha chiesto ripetutamente appuntamenti per incontrarla, il 57% l’ha aspettata fuori casa o a scuola o al lavoro, il 55,4% le ha inviato messaggi, telefonate, e-mail, lettere o regali indesiderati, il 40,8% l’ha seguita o spiata e l’11% ha adottato altre strategie. Quasi il 50% delle donne vittime di violenza fisica o sessuale da un partner precedente ha subito anche lo stalking, 937 mila donne. 1 milione 139 mila donne hanno subito, invece, solo lo stalking, ma non violenze fisiche o sessuali.
Grazie al lavoro svolto dai centri antiviolenza della rete nazionale si è arrivati a riconoscere l’importanza del fenomeno della violenza; in seguito il Ministero dei Diritti e delle Pari Opportunità ha incaricato l’Istat di indagare circa le caratteristiche e la diffusione della violenza sulle donne nel territorio nazionale. L’indagine Multiscopo sulla sicurezza delle donne ha dimostrato che:
Dietro questi numeri sconvolgenti si nasconde un male che è sempre esistito, una vergogna di cui l’umanità sente il peso, ma che solo da pochi anni sta iniziando a combattere. Da questi dati emerge un profondo senso di solitudine di donne che hanno subito violenza, ma che non confidano a nessuno la loro sofferenza, donne che si vergognano, donne che si sentono colpevoli, donne che non hanno la capacità o il coraggio di rompere relazioni intime malate. Ma c’è un aspetto da sottolineare: la maggioranza delle donne che ha subito violenza non denuncia l’aggressore. Una motivazione si può rintracciare illustrando altri dati significativi:

1

 
© 2009 Obiettivo il Sorriso ::
Home | Associazione |Progetti | Contatti | FAQ | Sponsor| Partner Imposta Home page - Agg Preferiti
.Sede Obiettivo il Sorriso Via Mazzini 45– 75013 FERRANDINA (MT) TEL. 3388228898 C.F. 93038960774